1) Vico. Verum ipsum factum.
In questa lettura viene esposta la dottrina vichiana della
coincidenza per Dio e per gli uomini di verum e factum, che sta a
fondamento di tutta la Scienza nuova.
G. Vico, De antiquissima Italorum sapientia (pagina 315).

Dai latini verum e factum sono usati scambievolmente o, come si
dice comunemente nelle scuole, si convertono l'uno con l'altro;
Di qui  dato supporre che gli antichi sapienti d'Italia
convenissero, circa il vero, in queste opinioni: il vero  il
fatto stesso; perci in Dio c' il primo vero perch Dio  il
primo fattore: infinito, perch fattore di tutte le cose,
perfettissimo, perch rappresenta, a s, in quanto li contiene,
sia gli elementi esterni sia quelli interni delle cose. Sapere 
allora comporre gli elementi delle cose: sicch il pensiero 
proprio della mente umana, l'intelligenza propria di quella
divina. Infatti Dio legge tutti gli elementi delle cose, sia
esterni che interni, perch li contiene e li dispone; ma la mente
umana, che  finita, e ha fuori di s tutte le altre cose che non
sono essa stessa,  costretta a muoversi tra gli elementi esterni
delle cose e non li raccoglie mai tutti: sicch pu certo pensare
le cose ma non pu intenderle, in quanto  partecipe della ragione
ma non  padrona di essa.
Per chiarire tutto ci con un paragone: il vero divino 
l'immagine solida delle cose, come una scultura; il vero umano 
un monogramma o un'immagine piana, come una pittura; e come il
vero divino  ci che Dio, mentre conosce, dispone ordina e
genera, cos il vero umano  ci che l'uomo, mentre conosce,
compone e fa. E cos la scienza  la conoscenza della genesi, cio
del modo con cui la cosa  fatta, e per la quale, mentre la mente
ne conosce il modo, perch compone gli elementi, fa la cosa: Dio,
che comprende tutto, fa l'immagine solida, l'uomo che comprende
gli elementi esterni fa l'immagine piana.
G. Vico, La scienza nuova ed altri scritti, UTET, Torino, 1976,
pagine 194-195.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/3.
2) Vico. I princpi della scienza nuova.
Vico espone il metodo ed i princpi della nuova scienza. Partendo
da una tavola cronologica allegata al testo, viene poi
sintetizzato l'intero piano dell'opera. NOTA BENE. Quella
geroglifica  per Vico l'esempio tipico di scrittura del periodo
religioso.
G. Vico, Princpi di una scienza nuova d'intorno ad una comune
natura delle nazioni (pagine 315-316).

Laonde tutta l'idea di quest'opera si pu chiudere in questa
somma. Le tenebre nel fondo della dipintura sono la materia di
questa Scienza, incerta, informe, oscura, che si propone nella
Tavola cronologica e nelle a lei scritte Annotazioni. Il raggio
del quale la divina provvedenza alluma il petto alla metafisica
sono le Degnit, le Diffinizioni e i Postulati, che questa Scienza
si prende per Elementi di ragionare i Princpi co' quali si
stabilisce e 'l Metodo con cui si conduce: le quali cose tutte son
contenute nel libro primo. Il raggio che da petto alla metafisica
si risparge nella statua d'Omero  la luce propia che si d alla
Sapienza poetica nel libro secondo, dond' il vero Omero schiarito
nel libro terzo. Dalla Discoverta del vero Omero vengono poste in
chiaro tutte le cose che compongono questo mondo di nazioni, dalle
lor origini progredendo secondo l'ordine col quale al lume del
vero Omero n'escono i geroglifici: ch' il Corso delle nazioni che
si ragiona nel libro quarto; _ e, pervenute finalmente a' piedi
delle statua d'Omero, con lo stess'ordine ricominciando,
ricorrono: lo che si ragiona nel quinto ed ultimo libro.
E alla fin fine, per restrignere l'idea dell'opera in una somma
brievissima, tutta la figura rappresenta gli tre mondi secondo
l'ordine col quale le menti umane della gentilit da terra si sono
al cielo levate. Tutti i geroglifici che si vedono in terra
dinotano il mondo delle nazioni, al quale prima di tutt'altra cosa
applicarono gli uomini. Il globo ch' in mezzo rappresenza il
mondo della natura, il quale poi osservarono i fisici. I
geroglifici che vi sono al di sopra significano il mondo delle
menti e di Dio, il quale finalmente contemplarono i metafisici.
G. Vico, La scienza nuova ed altri scritti, UTET, Torino, 1976,
pagine 275-276.
